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Sabato, 7 Maggio 2016

The Special Closing Party with Ricardo Villalobos

presso Cromie Disco - Castellaneta, TA

Sabato 07.05.2016
CLOSING ACT CROMIE DISCO

w/ Ricardo Villalobos
Dj Skizzo - THE ELEMENT - Ydan & Agger live

info +39 329 3487846
www.musicaeparole.it


BIO
Ricardo Villalobos è un disc jockey cileno. E’ molto conosciuto per il suo contributo artistico nei generi minimal, house e microhouse ed oggi è una delle figure più importanti nel panorama della minimal house.Ricardo Villalobos nasce a Santiago del Cile nel 1970, ma all’età di tre anni, causa i ben noti regimi del Generale Augusto Pinochet, è costretto con la famiglia ad emigrare in Germania, patria materna, dove la sua storia prosegue fino ai giorno nostri.
I fattori che lo portano a diventare uno dei dj/produttori più affermati e ricercati oggigiorno sono la cultura e la propensione musicale, infatti nei tardi ottanta passa dal suonare il bongo ad occuparsi di djing e di musica elettronica. Una delle principali cause di questo interessamento è la grande passione per i Depeche Mode che si sviluppò continuamente avvicinandolo ad un universo musicale di gente nota come Baby Ford, Thomas Melchior, Daniel Bell, Andrew Weatherall e non ultimo Richie Hawtin (Plastikman), col quale oggi condivide parecchi dj sets.
Probabilmente, però, la vera particolarità dello stile di Ricardo è da ricercarsi nel connubio tra la musica sopracitata e quella del Sud America, delle sue radici. La musica brasiliana e la samba, in particolare, ne segnano marcatamente la vena artistica, e ciò si riflette nelle atmosfere, nei ritmi e nelle melodie che riesce a esprimere.
La sua carriera da dj comincia nel 1988 in diversi locali anonimi e nei parties, più che altro per hobby e per mantenersi all’università.
In seguito nel 1993 diventa dj resident al “Café Kesselhaus” in Darmstadt (fino al 1996) e comincia a concentrarsi sulla produzione formando la Placid Flavour e pubblicando l’ep “Sinus Poetry”, più un paio di collaborazioni (Chirurgie Boutique e Bispeed Black) pressoché introvabili. Le cose, però, non vanno per niente bene e, fortunatamente, nello stesso anno entra in contatto con la famosa etichetta Playhouse per la quale produce un 12’‘: “The Contempt”, formato da due lunghe tracce; la prima, di 15 minuti, è rivolta verso sonorità house e funk, mentre la seconda è una rivisitazione più lunga della stessa traccia virata su uno stile decisamente più minimale.
Nel ‘94 Ricardo torna in Sud America per un tour e poi ancora in Cile prendendo parte al “Total Eclipse Party” a cui partecipano vere e proprie istituzioni del settore come Stacey Pullen e Derrick May. Qui aderisce alla fondazione della label “Ruta 5”, incentrata sul panorama elettronico dell’America Latina e dedita a compilations; per essa appare, con una traccia, sotto lo pseudonimo di Bajo Tierra nella compilation “Austral” (2000). Tornato in Germania diventa resident dj al “The Box” di Francoforte (fino al 1998).
Con le uscite datate ‘96, Ricardo continua a plasmare il suo stile. Per la Hörspielmusik esce “N-DRA”, contenente tre tracce marcatamente deep techno e dall’andamento tribale. Con l’alias di Richard Wolfsdorf, invece, rilascia per la Research il maxi singolo “MDMA”, di cui la title track è un vero gioiello techno incastonato in texture minimali e viaggi elettronici, mentre Bosh è un turbine trascinante dalle deviazioni tribali e dai kick sospinti.
Tra il ‘97 e il ‘98 fa la sponda fra Ibiza e Cile, suonando soprattutto al “Sa Trincha”. In questo periodo trova il tempo di far uscire 2 singoli: “Heike” (Lo-Fi Stereo) e “Salvador” (Frisbee Tracks), dall’impronta techno e non particolarmente incisivi.
Nel ‘99 arriva la svolta: diventa dj per il famoso “Cocoon” di Ibiza e produce 2 maxi singoli significativi per la sua carriera. “Frank Mueller Melodram” esce per l’importante Perlon e presenta 3 tracce cupe, minimali, incentrate su un beat ripetitivo che si frange su fondali ipnotici; notevole la traccia 2000 abdominals, praticamente un pezzo ambient rivisitato in chiave techno. “808 the bassqueen” (Lo-Fi Stereo), che da molti viene considerata una delle migliori produzioni di Ricardo, lo consacra in quella scia di artisti che hanno reso celebre lo stile micro-house (Steve Bug, Sven Vath, Swayzak) grazie ad un originale incontro fra trance, deephouse e techno; non a caso la ristampa di questo singolo nel 2003 vede sul lato b l’aggiunta di un pezzo di Steve Bug (Filtadelic), a testimonianza dell’importanza di questa produzione.
Passa in sordina invece il buon “Pino Jet Explosion” (Frisbee Tracks), che propone due lunghi pezzi minimal con influenze dub. Collaborando, in seguito, con Dandy Jack sotto lo pseudonimo di Ric Y Martin, esce il singolo/split “Sommerpause” (Perlon) che sul lato a vede una traccia di Stephan Laubner, mentre sul lato b compare Sini Est, autentica cavalcata minimale del duo sopracitato.
Dal 2000 Ricardo si stabilisce a Berlino, capitale del movimento elettronico da lui prediletto e suona in tutti i maggiori locali tedeschi fra i quali l‘”Ultraschall”, lo “Stammheim” e l‘”E-Werk”, consolidando la sua bravura.
Memore delle serate trascorse ad Ibiza rilascia “Ibiza99” (Playhouse) che, composto da due pezzi, Tub e Früh, tramanda lo scheletro dei suoi probabili dj set iberici insinuandosi in un minimalismo spinto.
“Luna” (Playhouse) presenta, sul lato a, Zu Fruh pezzo minimal techno che va in progressione; sul lato b, la title track mette in scena l’abilità di Ricardo nel mescolar i ritmi.
“Que Bel Epoque” (Frisbee Tracks) è un 12’’ azzeccatissimo: Laser @ Present ha un taglio techno calzante, con basso pulsante e velature elettroniche intervallate da campioni vocali femminili e cosi anche sul lato b la traccia omonima.
Sotto l’alias di Ric y Martin viene prodotto “Cerro San Christobal” (Episode), minimale e mirato su sonorità più funky e glitch. Un secondo singolo del duo, alla terza uscita, è “Froebel 1792”.
Sempre nel 2000 esce “Tomorrov Cocktail / Ananas” (Perlon) di cui il primo pezzo, coprodotto con Luciano a nome Sense Club, è capace di fondere tech-house fortemente intervallata da glitch insieme a sottofondi trance con buon risultato; Ananas, del solo Villalobos, è orientata sulle stesse frequenze, ma meno trance e leggermente più frizzante.
Nel 2001 Ricardo ormai è un produttore riconosciuto, e molti suoi pezzi appaiono in diverse compilations curate spesso da grandi nomi; l’apparizione più notabile avviene su “DE9: Closer To The Edit”, mix di Riche Hawtin, mentre un pezzo inedito come Sex For Sunglasses è sulla compilation della Kanzleramt.
Solo un singolo viene rilasciato in quest’anno: “Bredow / Damm 3” (perlon), due tracce spiccatamente minimali dal piglio glitch, prodotte con fare sperimentale.
Il 2002 vede l’uscita del 12’’ “Halma” (Playhouse), vero e proprio gioiello, che con il groove ammagliante di What You Say Is More Than I Can Say e con la complicità di un coro di voci ipnotico pesca un vero e proprio jolly da dancefloor. Meno convinto è il lato b, che con Ioda si riaffaccia sulla scia dei lavori rilasciati per la Perlon.
Esce finalmente il primo cd mix di Ricardo dal titolo “Love Family Trax”, che ci lascia intendere la bravura nella selezione dei pezzi e la ricercatezza di un suono raffinato che sappia far ballare e allo stesso tempo rilassare. Il cd è una parata di minimal techno e micro-house, che oltre a un paio di pezzi dello stesso Villalobos presenta tracce di Akufen, Luciano, Eight Miles High e dei Linx remixati da Jan Jelinek, ma anche di giovani talenti quali Christian Bloch. Inutile sottolineare la precisione e la brillantezza dei mixaggi. Ineccepibili.
È con la traccia My Life Without A Wife, però, che Ricardo mette a segno il colpo grosso. Rilasciata per la Telegraph sull’ep “Post Office”, che raccoglie lavori di validi artisti del settore, è composta da un’impressionante linea di basso intervallata da un giro di bongos che conferisce un andamento funky, smorzato da una serie di clicks e rumorismi in sottofondo, accompagnati a loro volta da una voce robotica.
Finalmente nel 2003 Ricardo produce il suo primo Lp trovando il giusto compromesso fra techno, house e minimalismo. “Alcachofa” (Playhouse) è un mix omogeneo che non disdegna la ricerca sonora e la voglia di sperimentare, ma che mette sulla brace tutto quello che c’è da cuocere. Ciò che ne esce, non solo è finora il punto più alto della sua produzione, ma soprattutto un lavoro unico nel suo genere. Apre il disco Easy Lee, con una voce modificata al vocoder che dopo qualche secondo viene accompagnata dalla cassa che scandisce un 4/4 e poi note di sintetizzatori in un vortice di microsuoni per un effetto straniante. La successiva Y.G.H. è una traccia decisamente notturna incentrata su campionamenti strumentali che compaiono come fantasmi; un tappeto sonoro rilassante e una linea di basso che più morbida e leggera non si può. Dopo questo stacco naturale ecco che cresce il fermento: Bahaha Hahi è, infatti, solo all’apparenza una traccia tranquilla. Questo pezzo, che potrebbe essere la colonna sonora dei vostri peggiori incubi, nasconde sotto pelle una tensione notevole, come se ci fosse un fremito nell’aria, complici sinistre parti vocali, clicks e manipolazioni elettroniche. Segue I Try To Live (Can I Live), la traccia più lunga del disco (10.31), che parte in sordina per poi portarsi su ritmi più funky. L’abilità di Ricardo si nota subito appena parte Waiworinao: giri di chitarra campionati messi in primo piano con prepotenza che staccano a piè pari e ci riportano sulla terra; addirittura un assolo cadenzato da un colpo sordo e dalle campane che risuonano in lontananza e poi, a 3 minuti dalla fine, parte il battito di mani mentre le chitarre scompaiono lasciando il posto ad un basso che fa da tramite alla successiva Theogenese.uesto pezzo ci restituisce sonorità micro-house decisamente sperimentali influenzate dalla musica latina. Si prosegue con la versione editata di What You Say Is More Than I Can Say, già apparsa sul singolo “Halma”, per arrivare a Dexter, traccia capolavoro del disco. Cassa pulsante, vocalismi trascinanti, echi sonori e una massiccia dose d’intensità rendono questo pezzo il perno del disco: qua Ricardo fonde tutto il suo background e ci regala una meraviglia che è impossibile non mettere in repeat. La conclusiva Fools Farden (Black Conga), è la sintesi del ritmo: contornata da impercettibili suoni glitch sviluppa il suo canovaccio in un intreccio di percussioni tribali, andando a braccetto con vocalismi afro che si aprono ad una melodia elettronica a dir poco sublime, a degna conclusione del disco.
“Alchachofa” è, se vogliamo, il cuore di Villalobos che ci trasmette le sue emozioni e le proprie passioni tramite una metamorfosi musicale.
“Alcachofa Tools” (Playhouse) contiene tre tracce di cui la prima, Bach To Back, formata dal basso avvolto da un groove acido, è un inedito, mentre gli altri due pezzi, Fools Garden (Black Conga) e Waiworinao appaiono già sul cd, ma non sul vinile.
Sull’onda del successo di questo lavoro viene fatto uscire un doppio singolo di remix: “Alcachofa Remixes”. Le rivisitazioni sono stranamente solo per due canzoni: una di Dexter, ad opera di Two Lone Swordsmen (Weatherall and Tenniswood), che propongono una versione dal piglio rock; mentre Easy Lee viene remixata per ben cinque volte da Jay Haze, Soul Capsule, Cassy Lee e Smith N Hack. Certo i risultati sono ben lontani dal lavoro originale.
Taka Taka”, che viene rilasciato prima di “Alcachofa”, ma di cui è meglio parlare dopo, è il secondo cd mix del nostro. A differenza di “Love Family Tracks”, edito l’anno prima, questo lavoro è ancora più definito e sembra un viaggio parallelo al suo primo Lp. Il mix è incentrato su sonorità prevalentemente micro-house filtrate col dub e sorrette da una cassa che sprigiona un battito sempre costantemente in tensione lasciando l’ascoltatore con l’orecchio sempre attento. Le tracce, che vengono selezionate fra produzioni di artisti come Claro Intellecto, Walter Jones, Mathew Jonson, Jabberjaw e il solito Luciano, fungono, se volgiamo, da colonna sonora per un viaggio in America Latina, come probabilmente lascia intendere la copertina che ritrae Ricardo su una jeep con alle spalle monti che sovrastano un paesaggio arido. Qui compare già Dexter che come abbiamo detto andrà a segnare profondamente “Alcachofa”.
Per la compilation “Music For Cildren” della Bruchstuecke Ricardo rilascia la traccia Frank & Hennes, in cui si cimenta con ritmi downtempo e melodie sbarazzine, complici arpeggi di chitarra.
Nel 2004 escono due singoli a nome Ricardo vs. Jay, che vedono Villalobos affiancato a Jay Haze, giovane produttore molto promettente. Il primo 12’‘, “Prefer Summer” (Contexterrior), ci regala un’acquosa tilte track formata da un sinth claudicante e da atmosfere sincopate; Cactus Love è invece una sferzata di kicks pulsanti e funk minimale; Archive è la traccia giusta per concludere la serata, fra clicks e riverberi. “Fenlow” (Contexterrior), il secondo della serie, probabilmente deriva dalle stesse sessioni del lavoro precedente, in quanto ricalca i temi sopraindicati. Anche qua si prediligono suoni funky interdetti da misurate dosi di glitch sezionate al microscopio. Kick the Verb è la traccia madre, basata su un suono noise graffiante e morbido allo stesso tempo.
In questo periodo Ricardo si trova impegnassimo come dj. Richiesto in tutto il mondo, si cimenta in set spettacolari, incentrati sulla scelta dei ritmi più intricati e sul compromesso tra musica da ballare e musica da ascoltare. Così affianca e viene affiancato dai vari guru del settore e, soprattutto da Richie Hawtin (conosciuto internazionalmente col moniker di Plastikman). I due si esibiscono assieme più di una volta e da un set di ben 11 ore, tenutosi a Francoforte il 26 marzo del 2004, viene estratta una parte della performance. Disponibile in download sul sito della M-Nus, l’etichetta di Hawtin (*), questo pezzo di un’ora mette in scena tutta la verve dei due, che spaziano fra micro-house e minimal techno, divertendo e divertendosi.
Il 2004 per Villalobos è una gran annata, una di quelle doc se vogliamo, infatti esce il suo secondo Lp: “Thé Au Harem d’Archimède”, che diversamente da “Alcachofa” esce per la Perlon, e la differenza si sente. Diciamo subito che se il primo disco, edito dalla Playhouse, ci mostrava il cuore di Ricardo questo invece ci mostra il cervello. Composizioni geometriche, introspettive e angosciose come lunghi calcoli matematici segnano il lavoro dall’inizio alla fine. D’altra parte questo è ‘il teorema di Archimede’, ma anche il ‘thé nell’harem di Archimede’ e il gioco di parole non può che portare in una direzione: minimalismo spinto, mai scontato, che sa essere al tempo stesso introspettivo ma anche aperto e fuori dagli schemi. Lo studio delle percussioni si sente e la passione per la musica brasiliana e cubana si intravede neanche troppo in lontananza; basta ascoltare le tracce nel loro lento evolversi per carpire le peculiarità dei ritmi e delle camaleontiche linee di basso.L’iniziale Hireklon è già da se la testimonianza di tutto quello che abbiam detto finora ed è arricchita, come se non bastasse, da note di chitarra che vanno insinuandosi nei tessuti elettronici conferendo un senso avant al tutto. Se si prova a mettere Serpentin col subwoofer al massimo si rischia veramente di mettere nel panico il vicinato. Le pulsazioni sono intermittenti e un sinth selvaggio scandisce il tempo facendosi accompagnare da toni distorti e sincopati. La traccia mantiene lo stesso andamento per tutta la durata, ma invece di stancare continua a mantenere l’ascoltatore concentrato. Contrariamente, Forallseason presenta una struttura assai ampia: bongos, disparati microsuoni e tappeti sonori si fondono andando a comporre un acquerello tribale. Theoreme d’Archimede è altamente sperimentale. La partenza unisce ambient ad un loop di leggere percussioni per poi sfogarsi in una serie di campionamenti vocali e non che trascendono la dance stessa a discapito di un risultato altamente singolare. Hello Halo è una traccia aliena, totalmente indecifrabile caratterizzata da un’elettronica astratta che si allontana dai consueti lavori di Villalobos. Anche Temenarc 2 è spiazzante, cervellotica, colma di blips e bleeps e tremendamente deep. Temenarc 1 è invece sorprendentemente vitale, almeno nei suoni, e incorpora un’anima funky. Atmosferica e cupa è invece Miami, accompagnata da scratch in sottofondo. È solo con la finale True To Myself che Ricardo ci regala un pezzo umano, con cantato femminile su una base scandita da battiti di mani e rumori liquidi. Il tutto molto caraibico (non è un dispregiativo) per un pezzo di micro-house che non fatica ad avvicinarsi al lounge.
Un disco questo, fuori dagli schemi. Un lavoro straniante e labirintico, profondamente sperimentale e sicuramente riuscito. Certo, chi pensava di ritrovarsi un altro lavoro come il precedente rimarrà molto sorpreso, ma questo può soltanto essere un punto a favore di Ricardo, artista sempre in evoluzione.
L’Ep “Chromosul” (Perlon) continua nel 2005 il discorso precendente con due lunghi pezzi di dodici minuti.
Con l’Ep “Achso”, prima uscita per la Cadenza, Villalobos esplora territori decisamente più melodici con reminiscenze krautrock, addentrandosi in un viaggio mistico e quasi psichedelico.
È con “For Disco Only 2”, uscito in edizione limitata e apparentemente per nessun’etichetta, che in quest’annata Ricardo da il massimo (escludendo il fantastico remix What Time Is Love? dei KLF). Sul lato A Morphunk è caratterizzata da vocalismi sghembi, chitarre funky, bassi tribali e altalenanti; sul lato B Mormax è basata su un campione di The Grid del celebre compositore Philip Glass fusa ad un basso che si scioglie in un vortice di synth da viaggo mentale.
“Green & Blue” (Coocoon) mix di due cd, vede sul secondo l’ultima fatica di Villalobos: un missaggio rigoroso e preciso di ritmi microhouse che comprende pezzi di John Tejada, Kenny Dope Gonzalez, Donnacha Costello e Tim Xavier. Sonorità essenziali maneggiate con sapienza che sottolineano ancora una la bravura di questo dj che ormai è da considerarsi un veterano nel settore.
Come se non bastasse nel 2006 esce la compilation “Salvador” che raccoglie tracce rilasciate tra il ‘98 e il 2001 comprendente un gran bel remix di Electrolatino, pezzo di Señor Coconut.

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Dove si svolge l'evento: Cromie Disco
uscita Castellaneta Marina, Laterza - s.s. 106, Castellaneta (TA)
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